Sulla settima arteUn po' di Russia

Lo Specchio, Andrej Tarkovskij

Ogni istante dei nostri incontri
lo festeggiavamo come un’epifania,
soli a questo mondo. Tu eri
più ardita e lieve di un’ala di uccello,
scendevi come una vertigine
saltando gli scalini, e mi conducevi
oltre l’umido lillà nei tuoi possedimenti
al di là dello specchio.

“Lo specchio” (in russo “Зeркало”) evoca emozioni attraverso immagini e fotogrammi onirici, associati a profonde riflessioni esistenziali.

Non è una sinossi

Un simbolismo carezzevole, quello di Andrej Tarkovskij, il cui sguardo sul mondo si fa visionario ma al tempo stesso tangibile realtà. Nel ricordo, le visioni riprendono forma e rivivono, con maggiore intensità. Un uomo tra la vita e la morte, su cui incombe il peso degli anni, ma anche il peso della coscienza, ripercorre la propria esistenza in modo ora vacuo, ora così profondo, carico di significato. Lo specchio del nostro io ci sa regalare dei momenti passati trasposti nel presente, ma ci inganna in tale trasposizione, che di fatto nega, o meglio mette in discussione, la nostra percezione. L’altalena delle emozioni sovrasta la logica e tutto è, in una parola, sentimento.
Lo specchio può ingannare, perché riflette ciò che percepiamo, e non ciò che è effettivamente visibile.
Le ricorrenti immagini della natura, della campagna russa e dei rigogliosi cespugli dai quali si erge una modesta abitazione. Un tetro ufficio, dove ogni minuzioso lavoro di tipografia è passato in rassegna dalla giovane Natalja, accorata da un dolore ancestrale, al pari di un personaggio di un Romanzo di Dostoevskij. Sullo sfondo l’assedio di Leningrado, l’afflizione collettiva, il desiderio di rivalsa e un abbacinante sentiero che sembra tracciare il percorso.
Detestabili ma indimenticabili comprensori che danno l’idea di estensione, ampiezza, immensità, in cui è inevitabile perdersi.
Inevitabile ed essenziale per poi ritrovarsi, giunti alla fine del ciclo vitale . Un eterno ritorno in cui vita e morte s’incrociano e duettano senza soluzione di continuità.
Mentre l’istinto risospinge l’uomo al suo stadio primordiale di primate, la ragione lo connette al suo stadio, avanzato e progredito, di senziente che tuttavia, nella utopica visione di Tarkovskij, ritrova se stesso nella terra che lo ammanta.

Su Andrej Tarkovkij

Andrej Tarkovskij, reduce da passate esperienze biografiche che hanno influenzato la pellicola, dipinge e fa recitare ai protagonisti brevi ma maestosi monologhi interiori, poesie che suggellano stati d’animo, incondizionati momenti estatici, metafisici, che tuttavia hanno come obiettivo quello di accompagnare l’essere umano nel suo cammino, dall’infanzia fino al momento della dipartita.

Ti è piaciuto questo articolo?

Punteggio medio 5 / 5. voti 1

Ancora nessun voto. Sii il primo a votare!

Se ti è piaciuto...

Condividi sui social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.